

17) Callicle.  Natura e leggi umane.
Ancora sul dibattuto rapporto physis-nmos. Nel dialogo Gorgia,
Platone presenta le tesi del sofista Callicle, che afferma le
leggi essere fatte dai deboli per la tutela dei deboli,
l'obiettivo massimo dei quali  l'uguaglianza; mentre il criterio
usato dalla natura  del tutto diverso: esser giusto che il
migliore prevalga sul peggiore, il pi capace [...] sul meno
capace, che il pi forte comandi e prevalga sul pi debole.
Platone, Gorgia, 482 e - 484 a) (vedi manuale pagina 61).
1   S, Socrate, tu, veramente, sostenendo di correre dietro alla
verit, spingi il discorso a codeste affermazioni rozze e proprie
da oratore popolare, che belle non sono certo per natura, ma per
legge. In molti casi, anzi, natura e legge sono in pieno contrasto
tra loro. Chi, dunque, abbia pudore e non osi dire quello che
pensa,  costretto a contraddirsi. Ebbene, tu, scoperto questo
trucco, disonestamente lo usi nel corso della discussione: se uno
intende dire secondo la legge, tu incalzi con una domanda
insinuando secondo natura, e se, invece, l'altro intende dire
secondo natura, tu intendi secondo legge. Cos hai fatto ora,
discutendo sulla questione: commettere ingiustizia e patire
ingiustizia. Polo, dicendo che pi brutto  commettere che subire
ingiustizia, intendeva secondo la legge, tu, invece, proseguivi il
discorso come se Polo avesse inteso dire secondo natura. S,
perch in natura tutto quel che  pi brutto , ad un tempo, pi
malvagio, ossia il subire ingiustizia; per legge, invece,
commetterla. N da vero uomo, ma da servo,  subire ingiustizia
senza esser capaci di ricambiare, e meglio  morire che vivere se,
maltrattati ed offesi, non si  capaci di aiutare se stessi e chi
ci stia a cuore. Secondo me la questione  tutta qui: quelli che
fanno le leggi sono i deboli, i pi; essi, evidentemente,
istituiscono le leggi a proprio favore e per propria utilit, e
lodi e biasimi dispensano entro questi termini. Spaventando i pi
forti, quelli che avrebbero la capacit di prevalere, per
impedire, appunto, che prevalgano, dicono che cosa brutta e
ingiusta  voler essere superiori agli altri e che commettere
ingiustizia consiste proprio in questo, nel tentativo di prevalere
sugli altri. Essi, i pi deboli, credo bene che si accontentano
dell'uguaglianza!.
2   Ecco perch la legge dice ingiusto e brutto il tentativo di
voler prevalere sui molti, ecco perch lo chiamano commettere
ingiustizia. Io sono invece convinto che la stessa natura
chiaramente rivela esser giusto che il migliore prevalga sul
peggiore, il pi capace sul meno capace. Che davvero sia cos, che
tale sia il criterio del giusto, che il pi forte comandi e
prevalga sul pi debole, ovunque la natura lo mostra, tra gli
animali e tra gli uomini, nei complessi cittadini e nelle
famiglie. Con quale diritto Serse mosse guerra alla Grecia, o suo
padre mosse guerra agli Sciti? Infiniti altri esempi si potrebbero
portare! Tutta questa gente, io penso, cos agisce secondo la
natura del giusto, e s, in nome di Zeus, per legge, ma secondo la
legge di natura, non per quest'altra legge, per la legge che noi
istituiamo! Accalappiandoli fin da bambini, mediante tale legge,
plasmiamo i migliori, i pi forti di noi, e, impastoiandoli e
incantandoli come leoni, li asserviamo, dicendo loro che bisogna
essere uguali agli altri e che in tale uguaglianza consiste il
bello e il giusto. Ma, io credo, qualora nascesse un uomo che
avesse adeguata natura, scossi via da s, spezzati tutti questi
legami, liberatosi da essi, calpestando i nostri scritti, i nostri
incantesimi, i nostri prestigi, le nostre leggi, tutte contro
natura, emergendo, da nostro schiavo, lo vedremmo nostro padrone,
e qui, allora, di luce limpidissima il diritto di natura
splenderebbe

 (Platone, Opere, volume I, Laterza, Bari, 1967, pagine 1186-
1187).

